La saliva nell’era del Coronavirus (COVID-19)

A dicembre 2019 il coronavirus SARS-Co-V, denominato anche 2019-nCoV, si è propagato nella provincia di Hubei in Cina e successivamente in pochi mesi si è diffuso velocemente in tutto il mondo, in particolare in Italia, Corea del Sud, Iran, Germania, Spagna e Stai Uniti (al momento in cui scrivo 372699 persone risultano positive di cui 63927 in Italia). La caratteristica di questo virus è che risulta essere ben diverso dagli altri coronavirus tipo SARS e questo rende ragione della sua patogenicità e della sua elevata contagiosità. La diagnosi rapida ed accurata è sicuramente il passo fondamentale per controllare la diffusione del virus nelle comunità ed in particolare negli ospedali. Il metodo diagnostico più utilizzato è il tampone nasofaringeo ed orofaringeo; il tampone rinofaringeo però può creare fastidio al paziente sino a favorire il sanguinamento nasale e pertanto non può essere utilizzato per il monitoraggio seriale della carica virale. Un metodo semplice per testare i virus è il prelievo della saliva ottenuta dallo sputo dei pazienti; emerge in particolare oggi la necessità di testare i cosiddetti soggetti asintomatici che fanno da vettore di diffusione dell’infezione. E’ stato dimostrato che il SARS-CoV può essere identificato nei campioni di saliva dei pazienti così come è stato dimostrato che il SARS-CoV è in grado infettare le cellule epiteliali dei dotti salivari nei macachi ipotizzando una azione del virus nel favorire una infezione salivare. Ad oggi mancano studi eseguiti su un campione rappresentativo di pazienti ma è plausibile che in futuro il test diagnostico salivare per la ricerca del COVID-19 possa essere utilizzato per lo screening di gruppi maggiormente a rischio di infezione come ad esempio gli operatori sanitari.

La saliva: liquido biologico speciale

La saliva è un liquido che viene prodotto dalle ghiandole salivari che sboccano prevalentemente nella cavità orale. La saliva è coinvolta in numerosi processi fisiologici tra i quali: digestione, lubrificazione, difesa antibatterica, antivirale ed antimicotica.
La mancanza o carenza di saliva (iposcialia e conseguente secchezza orale) è causa di numerosi disturbi a livello orale e questo succede soprattutto nei pazienti affetti da malattie autoimmunitarie o pazienti sottoposti a radioterapia per tumori della testa e del collo. Si parla da anni della possibilità che attraverso l’analisi e utilizzo delle cellule staminali si possa arrivare alla generazione di nuove cellule salivari utili per sostituire il tessuto salivare non più funzionante. Forse ci siamo e per questo motivo vi allego questo studio interessante pubblicato recentemente su una delle migliori riviste mondiali di medicina.
 2018 Oct 11;9(1):4216. doi: 10.1038/s41467-018-06469-7.

Generation of orthotopically functional salivary gland from embryonic stem cells.

Gli organoidi generati da cellule staminali pluripotenti sono utilizzati nello sviluppo della terapia rigenerativa di sostituzione d’organo mediante la ricapitolazione del processo di organogenesi. Questi processi sono strettamente regolati dai network trascrizionali e di segnale morfogeno. Tuttavia, i fattori di trascrizione coinvolti nell’organogenesi delle ghiandole esocrine, incluse le ghiandole salivari, restano tuttora sconosciuti. Noi abbiamo identificato la combinazione specifica di due fattori trascrizionali (Sox9 e Foxc1) responsabili della differenziazione dell’ectoderma orale derivato dalle cellule staminali embrionali di topo nel rudimento di ghiandola salivare in un sistema di cultura organoide. A seguito del trapianto ortotopico nel topo ove erano state rimosse le ghiandole salivari, il rudimento di ghiandola salivare non solo mostrava una morfologia simile ed un profilo di espressione genomica pari a quello del rudimento salivare embrionale del topo normale ma mostrava anche le caratteristiche delle ghiandole salivari minori, inclusa la secrezione salivare. Questo studio suggerisce che le ghiandole esocrine possono essere indotte da cellule staminali pluripotenti utili per la terapia rigenerativa di sostituzione d’organo.